FLAVIO TRANQUILLO: “VI RACCONTO IL MIO BASKET”

Rassegna pagine di sport – Polisportiva Garegnano
FLAVIO TRANQUILLO: “VI RACCONTO IL MIO BASKET”
Il telecronista di Sky Sport racconta la sua vita cestistica ricca di vittorie, ponendo comunque un importante accento sulle sconfitte, durante la presentazione del suo nuovo libro “Altro tiro, altro giro, altro regalo”
Vi proponiamo ora un piccolo estratto della presentazione del nuovo libro di Flavio Tranquillo, storico telecronista e giornalista di Sky Sport Italia, alla quale ha partecipato, su invito, lo staff di Playground Milano. Ospite illustre della serata Toni Cappellari, storico dirigente dell’Olimpia Milano anni Ottanta con la quale ha vinto tutto: scudetti e coppa campioni. All’interno del libro è stato, inoltre, dedicato un particolare episodio risalente al 1989 relativo alla conquista di Milano dello scudetto nel 1989.
Nel tuo excursus cestistico approcci il basket con una partita al Palalido: la partita era degli anni ’70 e vedeva protagonista la Cinzano Milano. Ci sarà sicuramente stato un momento particolare nel quale è scattata la scintilla verso la pallacanestro. Quando è stato?
FT: Non saprei dirti quando è scoccata la scintilla, ma scrivendo il libro ho ripensato a molti fatti della mia vita cestistica e penso di averla approcciata proprio in quel periodo, quando avevo circa 13 anni. Qualcosa, nel Palalido, mi è rimasto dentro e sono sicuro che moltissime persone qui, in questa sala, hanno fatto quest’esperienza.
Pallacanestro di base: sei stato vice-allenatore degli under-17, come hai visto il basket di Milano relativamente soprattutto all’etica sportiva. Lo trovi “in salute”?
FT: Ti rispondo raccontandoti un aneddoto. L’anno scorso la mia squadra ha perso tre sole partite nel girone d’andata, migliorandoci ulteriormente al ritorno dove siamo rimasti imbattuti. Avevamo forti probabilità di passare il turno e la nostra squadra doveva affrontare una delle serie pretendenti per la vittoria finale. Ad un certo punto della partita, la tifoseria avversaria cominciò a gridare: “Ebro! Ebro! Ebro!”. I tifosi urlarono quel nome per farci capire che, mettendosi d’accordo per un eventuale “biscotto”, avrebbero potuto eliminare la mia squadra. E così successe. Trovo che tutto ciò sia veramente preoccupante. Pensare a dei calcoli per poter passare il turno in un campionato under-17 è assurdo. Detto ciò, io non voglio nemmeno pensare alle possibili combine. Questo, per me, è come perdere. La vittoria è tutt’altra cosa. Però c’è una voglia di pallacanestro increbile oggi: tenendo conto del livello di ognuno e del metodo di approccio, giusto, verso la pallacanestro da parte di tutti, io sono assolutamente convinto che sia importante fare qualcosa di etico per vincere e rimanere nel giusto, piuttosto che fare di tutto pur di vincere. Perchè, in fin dei conti, non è vero che il fine giustifica il mezzo.
La Copa del Rey in Spagna ha fatto segnare uno sharing di 2 milioni di telespettatori. Le nostre Final 8 hanno, invece, fatto segnare 250000 telespettatori. Come ti spieghi ciò? Pensi che sia solo un problema di marketing?
FT: Ritorno a ciò che dicevo prima. In questo momento c’è un’attenzione incredibile verso la pallacanestro, però, dall’altro lato della medaglia, c’è un problema di “livello del campionato”. Basti notare come, in questo preciso periodo storico della pallacanestro italiana, non ci siano squadre al vertice in campo europeo. Io faccio il telecronista, quindi non saprei definire esattamente le cause che hanno portato a questa discrepanza. Il ragionamento, però, appare semplice: con poche risorse e poche economie, difficilmente potremo offrire un servizio migliore. Anche se, al momento, la domanda risulta al massimo, toccando un nuovo apice rispetto al recente passato, e l’offerta viaggia al minimo con netti problemi strutturali.
Domanda a Toni Cappellari. Secondo te, qual è la soluzione al problema sopracitato, qual è il problema maggiore del nostro basket?
TC: Oggi la pallacanestro ha una visibilità che non ha mai avuto in nessun momento della storia della pallacanestro. Abbiamo tre trasmissioni su Sky, una su Gazzetta TV e due sulla Rai. Più le coppe. Il problema è che nel campionato italiano giocano dei brocchi stranieri incredibili. Tutto ciò avviene a causa delle attuali società che vogliono prendere degli stranieri senza valorizzare i talenti italiani. Il pubblico, però, deve fidelizzare questi giocatori e, se li cambiamo ogni giorno, il pubblico non riuscirà mai a riconoscere chi compone il quintetto iniziale. A volte stento anche io a riconoscerli tutti. Si devono far giocare gli italiani. Sono stato a lungo criticato per queste mie esternazioni, ma non rinnego nulla. Le società non fanno giocare i talenti di casa nostra per dare spazio a dei brocchi stranieri: è questo il reale problema della pallacanestro italiana. E se decidiamo di adottare una politica a favore dello straniero, allora facciamo sì che il pubblico fidelizzi questi giocatori. Vi pongo l’esempio di D’Antoni: se voi giovani presenti in questa sala foste stati negli anni Ottanta avreste voluto essere come lui. Lo avreste fidelizzato e vi sareste rivisti in lui. Un uomo esemplare, un giocatore meraviglioso.
Flavio, tu sei stato un arbitro. Un arbitro, nel basket, è un bene indispensabile, anche se oramai viene visto come alibi per errori e sconfitte. Relativamente all’accettazione dell’errore dell’arbitro, come ti poni su questo argomento?
FT: Oramai gli arbitri subiscono quotidianamente una violenza. Solo oggi, in media, secondo statistiche ufficiali, due arbitri hanno subìto delle violenze. Ultimo caso in Frascati-Palestrina (under-13). Relativamente a questo problema, io cerco sempre di mettere in luce questo aspetto sulle mie pagine social. Le reazioni, però, sono sempre un paio, quando mi aspetterei di ricevere commenti in massa. Oltre a ciò, ritengo che ci sia un problema lessicale legato agli arbitri italiani: genericamente bisognerebbe dire che l’arbitro è inadeguato, non che è un incapace. È una questione culturale che deve essere cambiata. Oramai il tempo che dedichiamo allo studio delle regole della pallacanestro per capire la posizione dell’arbitro è pari a zero. C’è solo il tempo per insulti di ogni genere nei confronti del malcapitato arbitro di turno.
Nel libro affronti anche il tema di alcune regole della pallacanestro come il “terzo tempo in virata” che viene fischiato passi. Qual è la regola che secondo te ha migliorato la qualità del gioco moderno? E quale regola, invece, non ti piace?
FT: Le regole che non mi piacciono non sono molte, ma non posso non ammettere che il mio cuore non sanguini per la regola del “possesso alternato”: purtroppo c’è, me la tengo, la osservo, ma mi ritengo libero di porre argomentazioni contro questa regola. Per ciò che riguarda la prima parte della domanda, ritengo che la regola dell’interferenza formulata dalla FIBA sia di gran lunga migliore della formulazione NBA. L’importante è che non si definiscano mai delle regole utilizzando un chiaro approccio ad-personam.
“Tifo e passione”, altro tema affrontato in maniera corposa nel libro. Mancanze di rispetto nei confronti di giocatori, allenatori e avversari. Un esempio: l’invasione di campo avvenuta lo scorso giugno in seguito alla conquista del ventiseiesimo Scudetto da parte dell’Olimpia Milano. Arriveremo mai ad essere più civili come dall’altra parte della “pozza”, termine che utilizzi all’interno del tuo libro per riferirti agli USA?
FT: Innanzitutto, penso che dall’altra parte dell’oceano non siano migliori di noi. In secondo luogo, vi porto l’esempio di Milano, classe 1982, con D’Antoni che, al termine della partita valevole lo Scudetto, tenendo le braccia alzate, cercava di fendere la folla. Ecco, oggi non è cambiato nulla. I tifosi devono capire che non è difficile rispettare le regole: in questo modo, faciliti il prosieguo dell’evento e la celebrazione della vittoria senza creare problemi né alla società né ai giocatori. Noi siamo troppo passivi. Non sono qui per dare la colpa a Milano, ma mi sono sempre chiesto il motivo per cui la dirigenza milanese non abbia mai utilizzato l’immagine mediatica per denunciare questo fatto e per chiedere ai propri tifosi, in caso di vittorie future, di attenersi semplicemente alle regole.
Perchè consideri la pallacanestro lo sport di squadra più bello di tutti?
FT: Di primo acchito una motivazione può essere legata al rumore del contatto delle scarpe con il parquet, al rumore della retìna quando facciamo canestro. Se, invece, facciamo un piccolo ragionamento, dobbiamo dire che, nella pallacanestro e solo nella pallacanestro, tutti attaccano e tutti difendono. L’esempio è Michael Jordan con le sue vittorie: il talento fa la differenza, ma ciò che ti fa vincere è il gruppo.
Quanto paghiamo la piccolezza delle piccole realtà della pallacanestro italiana, eccezion fatta per Milano?
FT: La domanda è piuttosto complessa, ma non credo che sia una questione di movimento della pallacanestro italiana, bensì di business e risorse. Avremmo bisogno di palazzetti proporzionati alla grandezza della città: quindi, palazzetti di 15000 spettatori nelle grandi città dovrebbero essere all’ordine del giorno. Il vero problema, però, rimane e rimarrà sempre il business.

0 commenti

Lascia un commento